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Si scrive volley, si pronuncia vôlei

August 16, 2012 Olimpiadi, Sport No Comments
La nazionale di volley brasiliana sul podio di Londra
Tra tutte le gare degli appena conclusi Giochi Olimpici di Londra, di sicuro quella che più mi ha emozionato è stata la finale di volley maschile, che ha visto affrontarsi Brasile e Russia.

 E stata proprio la pallavolo in generale ad emozionarmi seppure non abbia vinto l’Italia e, tanto meno, la nazionale verdeoro. Per un motivo o per l’altro non avevo mai avuto la possibilità di vedere molte partite dei brasiliani e fino a qualche settimana fa per me, a parte qualche giocatore, si trattava di una nazionale abbastanza sconosciuta. Ma riavvolgiamo un secondo il nastro. Per la maggior parte delle persone, il Brasile è sportivamente conosciuto per il calcio, per aver dato i natali a giocatori che hanno segnato le epoche in cui hanno calcato i campi da gioco: da Pelé e Garrincha a Zico e Falcao, da Romario e Ronaldo agli attualissimi Neymar e Thiago Silva. E patria di campioni dunque ed i 5 titoli mondiali da loro conquistati, dal primissimo del 1958 in Svezia all’ultimo nel 2002 in Giappone e Corea, fanno di loro la nazionale più titolata al mondo. Quanti però sanno che vanta 2 medaglie d’oro alle Olimpiadi (oltre che 3 argenti) oltre che 3 campionati del mondo e tantissimi altri titoli anche a livello pallavolistico? Vedendoli giocare ho capito il perchè di tutte queste vittorie.

Di certo non saranno sempre stati così forti, ma il livello espresso a questi giochi mi ha fatto capire il motivo per cui sono considerati, nonostante la finale persa con la Russia, la miglior rappresentativa nazionale in circolazione: gioco fluido, difesa perfetta ed attacco forte in ogni posizione del campo. Il sestetto base che si è visto nella fase finale del torneo olimpico indicativamente prevedeva: Bruno Rezende palleggiatore (figlio del Coach Bernando meglio noto come Bernardinho), Sergio Santos libero, Sidão e Lucas centrali, Dante Amaral e Murilo Endres schiacciatori laterali/opposti. Gli amanti della pallavolo però sanno molto bene però che più che da sei giocatori la squadra è formata da tutti gli effettivi, che devono sapersi integrare fra loro e sopratutto conoscere alla perfezione gli schemi oltre che le caratteristiche di tutti gli altri compagni. Per questo, e mi ricollego a quanto detto in precedenza, il Brasile mi ha davvero impressionato. In tutto il torneo probabilmente ha sbagliato 3 set (che gli sono costati molto caro), per il resto ha “insegnato” alle altre nazionali fin li incontrate il gioco della pallavolo. I risultati parlano chiaro: Brasile-Tunisia 3 a 0, Brasile-Russia 3 a 0, Brasile-Serbia 3 a 2 e Brasile-Germania 3 a 0; fa eccezione la sconfitta contro gli Stati Uniti per 3 a 1 nella fase a gironi. Nella fase finale poi si è sbarazzata molto facilmente prima dell’Argentina (3 a 0) e della malcapitata Italia (3 a 0) per poi perdere in finale, in maniera abbastanza rocambolesca contro la Russia 3 a 2.


Perchè vi sto raccontando tutto questo? Perchè forse è ora di crescere e mi riferisco a tutti quegli sportivi che si definiscono tali pur guardando solo esclusivamente calcio 24h su 24.  E ora di dare più visibilità a sport come la pallavolo appunto, sport magnifici, coinvolgenti e di straordinaria intensità emotiva. Guardare questo Brasile giocare a pallavolo è stata una gioia per gli occhi, in campo e fuori: eccellenti in ogni fondamentale, una varietà di soluzioni offensive e difensive uniche e sopratutto qualità tecniche fuori dal normale. Purtroppo non si può raccontare una partita di pallavolo come una di calcio, figuriamoci un intero torneo, dunque accontentavi di sapere che, secondo il mio modestissimo parere, la medaglia d’oro è sfuggita ai brasiliani per una leggerezza di coach Bernardo, il quale, sul 23-21 a loro favore, decise, forse affrettatamente, di concedere la passerella al capitano Giba che si ritirava dalla nazionale proprio in questi giochi: il cambio ha probabilmente destabilizzato un po’ i compagni credo, più concentrati forse sul far fare punto all’amico che sul portare a casa il trofeo. Di fatto però il terzo set finì 29 a 27 per i russi, bravi ad approfittare dell’incertezza degli avversari interrompendone il dominio fin li mostrato. Già, quasi dimenticavo di dirvi che si stava 2 set a 0 per i brasiliani! Tralasciando però i giudizi personali dettati più da sensazioni che da vere e proprie conoscenze tecniche, vi consiglio caldamente di seguire questo magnifico sport e non solo a livello maschile: sempre in tema di Brasile infatti, se gli uomini hanno fallito per un soffio la medaglia “più preziosa”, le donne non si sono lasciate sfuggire l’occasione, battendo in finale gli Stati Uniti per 3 a 1, trascinate dalle magnifiche Jacqueline Carvalho (moglie di Murilo tra l’altro) e Sheilla Castro, ovvero le due schiacciatrici. La MVP del torneo è stata la sudcoreana 24enne Kim Yeon-Koung, ma le brasiliane si sono aggiudicate 3 dei restanti 7 premi individuali assegnati. Ad ogni modo, il consiglio è quello di avvicinarci di più a questo mondo che, ingiustamente direi, sale alla ribalta nazionale solamente in occasione di grandi competizioni e, a livello prettamente personale, solo in occasione di calendari di chissà quale rotocalco. Per quanto riguarda la nostra di nazionale, i miei migliori complimenti vanno a tutti i nostri atleti, uomini e donne, ai coach (Berruto della maschile e Barbolini della femminile) ed a tutti coloro che si sono impegnati a tenere alto il nome dell’Italia all’interno del panorama della pallavolo internazionale, che ci vede, da tempo ormai, sempre protagonisti.


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Diplomato al Liceo Scientifico e attualmente laureando in "Scienze della mediazione linguistica". Amo lo sport in ogni sua sfaccettatura, la musica, "How I Met Your Mother" e non per ultimo, viaggiare.

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